Come promette la didascalia del blog, questo è un blog che mescola politica, cultura e cucina.
E Alemanno mi da uno spunto per legare insieme le tre cose in un solo post.
E' notizia di qualche giorno fa che il neosindaco di Roma intende cancellare i piatti 'etnici' dai menu delle scuole della capitale. Al loro posto metterà piatti della tradizione regionale.
Anche se la notizia appare secondaria e fa quasi ridere, manifesta una involuzione culturale non di poco conto, che va infatti a braccetto con altre azioni politiche inumane e in spregio della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e della nostra costituzione (per il loro sessantesimo compleanno hanno pensato bene di far loro la festa).
Restando al tema di oggi, la presenza di cibo delle comunità immigrate nelle nostre scuole tiene conto del fatto che:
- figlie e figli di immigrati sono ormai numerosi nelle nostre scuole, in alcune sono perfino maggioranza;
- la cucina 'etnica' è ormai presente sulle nostre tavole e nelle nostre città (io adoro la cucina regionale, specie quella centro italiana, ma mi piace fare incursioni in quella di tutte le nazioni... chissà perchè si deve mettere cucine le une contro le altre?);
- la cucina mediterranea, tanto decantata perchè povera di grassi animali e ricca di verdura, ha una storia millenaria fatta di contaminazioni tra i diversi popoli del mediterraneo, come la nostra cultura in generale. Mettere un confine tra la nostra cucina e quella 'altrui' è un atto ridicolo, perchè i piatti come le lingue si mescolano da sempre incuranti dei confini.
In questa situazione abbinare piatti della tradizione locale con quella dei popoli ospitati è un elemento di raccordo importante tra casa e scuola sia per gli italiani sia per i figli di stranieri e un invito alla integrazione da tutti tanto decantata e da nessuno attuata, anzi dalle nuove giunte rifuggita.
Per rispondere ad Alemanno & camerati eccovi una ricetta 'resistente':
COUS COUS TRICOLORE
I tre colori non sono quelli della nostra bandiera, ma il nero il rosso e il giallo degli elementi base del piatto.
Vi dico subito che la foto qui sotto non corrisponde, perchè rappresenta un cous cous di verdure.
Ingredienti (x 4 persone)
250 g cous cous
4 uova
1 confezione di olive nere al forno
due peperoni rossi
Come cous cous vi consiglio quello integrale equo e solidale dalla palestina, se riuscite a procurarvelo: è molto buono e fate anche una ulteriore azione 'resistente', :-)
In ogni caso in tutti i supermercati trovate del buon cous cous precotto, più fine e più raffinato di quello integrale della palestina.
Come prima cosa pulite, lavate e tagliate a filetti i peperoni rossi, quindi fateli cuocere alla griglia a fuoco medio fino a che si è ammobidito e un po' abbrustolito. Quindi conditelo con dell'olio per mantenerlo morbido.
A parte bollite del brodo vegetale e fate scaldare dell'olio con aglio e peperoncino.
Mettete il cous cous in una insalatiera e versatevi sopra un po' di brodo (circa 2-3 bicchieri) e l'olio caldo, quindi lasciatelo idratare e riposare sgranandolo di tanto in tanto con una forchetta affinchè non s'impacchi. Alla fine il cous cous deve essere morbido ma non scotto. Il cous cous integrale richiede più tempo e più brodo, perchè ha una grana più dura e più grossa.
Private le olive nere del nocciolo: niente di complesso, semplicemente togliete la polpa dal nocciolo con le mani, separandola pure in pezzi.
Con le uova preparate una frittata bassa. Fate a pezzettini quadrati, di lato circa 1 cm, sia il peperone ai ferri sia la frittata e mescolate il tutto con il cous cous e le olive. Regolate di sale e, se necessario, aggiungete dell'altro olio.
Si può servire a piacere sia tiepido sia freddo: se lo conservate in frigo, toglietelo almeno una mezz'ora prima affinchè non sia troppo freddo.
Buon appetito, :-)
categoria:cucina, piatti unici, cucina etnica, politiche, cucina resistente












Eccomi all'ultimo appello per il voto alle elezioni amministrative di Brescia.